10/11/19 Attraversata dalla val Tochel per lo Spigolo sud del Monte Cuar, al monte Flagjel, a San Francesco

I giorni prima sui monti aveva nevicato, il mantello bianco si era adagiato silenziosamente  sulle loro spalle, avvertendoli che mancava poco per il lungo riposo invernale. Oramai le ore di luce erano diminuite, sugli alberi le foglie aggrappate alla loro madre aspettavano un ultimo soffio di vento per staccarsi e farsi cullare dolcemente  un’ ultima volta prima di adagiarsi a terra e varcare la soglia dell’esterno riposo. Io e Roberto alle prime luci dell’alba stavamo osservando dal mio cortile le cime imbiancate, percepivamo sulla pelle il silenzio che avremmo provato se ci fossimo trovati lassù. Eravamo entrambi titubanti però, non volevamo ancora bagnare i nostri  scarponi con la neve, quindi dovevamo trovare una cima sgombra e pulita dalla neve. Tra noi continuavano ad uscire nomi di montagne, ma la scelta era tutt’altro che facile, finché abbiamo deciso di partire con due auto poi la strada ci avrebbe sicuramente ispirato cosa fare. Appena messo le ruote sull’ Osovana il monte Cuar fece la sua comparsa davanti a noi. Ecco dove saremmo andati, adesso avevamo le idee chiare, continuando a guidare abbiamo attraversato una delle più belle vallate del Friuli, la val d’Arzino  fermandoci poi a San Francesco dove abbiamo lasciato un’auto. Da San Francesco siamo partiti attraversando il Cuel della Tivana e continuando a salire siamo arrivati in Val Tochel dove abbiamo lasciato la seconda auto.  Caricati sulle spalle gli zaini ci siamo diretti verso il sentiero CAI 817 ormai dismesso. In rilassante e piacevole salita ci inoltravamo lungo il sentiero, facendo molta attenzione a una qualsiasi traccia che si staccasse alla nostra dx perché sapevamo che per salire sullo spigolo dovevamo ad un certo punto abbandonare il sentiero e procedere verso quella direzione. Un po’ per colpa del parlare un po’ per colpa che siamo maschi quindi perennemente distratti, fatto sta che ci siamo accorti quando lo spigolo era ormai alle nostre spalle. Un breve riordino di idee, per poi ritornare sui nostri passi e finalmente individuavamo un omino un po’ malconcio che cercava di nascondersi per la  vergona tra la vegetazione. Se non altro  adesso avevamo individuato il punto di partenza per raggiungere e attraversare lo spigolo. Prestando molta attenzione procedevamo  cercando di seguire la labile traccia, cosa non facile visto i molti calpestii di animali. Una sbiadita pennellata di un colore che ricordava vagamente il rosso ci ha dato la conferma che eravamo sul sentiero giusto.

Continuando a ravanare con pendenza sempre più accentuata, ci portavamo sotto un primo salto roccioso, dopo aver salito questo primo ostacolo, il nostro percorso diventava sempre più evidente. Dovevamo risalire una bellissima linea di cresta che formava lo spigolo, adesso sarebbe stato difficile sbagliare percorso, comunque altri sbiaditi o quasi scomparsi bolli rossi segnavano i passaggi migliori. Moltissime ginestre si prestavano a lasciarsi aggrappare per facilitarci nella salita vista l’elevata pendenza, tra queste affioravano dei massi che non superavano il primo grado di difficoltà, da oltrepassare in elementare e atletica arrampicata, comunque costantemente molto esposta. Le pause erano d’obbligo,  ma soprattutto voltarsi indietro e ammirare il mare laggiù in fondo sulla linea dell’orizzonte, era una visione quasi commovente.

“Immaginate per un attimo di essere su un pendio molto ripido ed esposto con metà piede appoggiato su una zolla di terra mista a erba quasi secca, il baricentro del corpo spostato verso il pendio per cercare di mantenere stabile l’equilibrio, le mani aggrappate ai ciuffi d’erba, tutti i muscoli sono rilassati, niente si muove a caso, ecco in questo preciso istante voltate la testa da un lato e poi dall’altro, lo sguardo corre verso l’infinito, ma non vi basta è più forte di voi, volete azzardare di più, voltate la testa ancora per vedere cosa c’è alle vostre spalle, e Lui là in fondo con il suo moto perpetuo vi si mostra con tutto il suo splendore. Il Mare, il mare, è  in quel preciso istante che vi sarà chiara l’idea di trovarvi proprio nel luogo e nell’attimo in cui volevate esistere e niente ha più valore di questo istante, le mani aggrappate ai fili d’erba sono come radici che entrando dentro Madre Terra formano un tutt’uno con Essa. Quest’attimo così intimo vi assicuro lo assaporate tutto, anche i pensieri vaganti per la mente si fermeranno  e si calmeranno di fronte alla bellezza e alla perfezione che state osservando”. Dopo questa pausa ripartiamo in vista del tetto, chiave di questa bellissima via, all’interno del quale si trova un barattolo con dentro il libro di via perché tutti possano marcare il loro passaggio.

Alla destra del tetto parte una bella placca da risalire molto esposta, le difficoltà sono attorno al secondo grado, si trovano comunque due chiodi e uno spezzone di cordino in caso servisse per far sicura. Superata questa breve paretina, ci siamo trovati in un punto meno esposto ma sempre molto ripido e molto panoramico. Continuando ripidamente a salire, abbiamo risalito in divertente arrampicata  un’ altro bel gradino molto esposto ( II grado),  per poi uscire sulla ripida e ultima rampa prima della cima e della Madonnina di bronzo.

Dalla cima guardavamo le altre montagne più grandi con il mantello bianco sulle spalle, sembrava si pavoneggiassero della loro bellezza, ma il Cuar dal canto suo sapeva difendersi bene, per adesso ci aveva regalato intense emozioni, e non era ancora finita. Dalla vetta un ultimo sguardo attorno, un sorso d’acqua  e poi via di nuovo in cammino verso il fratello minore e ingiustamente  meno frequentato: il monte Flagjel. Attraversata tutta la cresta e il Cuel dai Poz siamo arrivati all’ imponente croce del Flagjel dove ci siamo concessi una piccola pausa per ammirare dall’ alto la Val d’Arzino con il suo castello Ceconi.

Dalla cima siamo scesi in Val dai Poz attraversando a sx tra varie doline un bel prato, per poi scendere senza sentiero, ma a vista fino a intercettare la  pista di collegamento per la malga Cuar. Da questo punto abbiamo continuato a scendere lungamente e spensieratamente la pista fino al bivio per malga Cuvii. Arrivati all’accogliente malga una pausa era d’obbligo per visitarla, era restaurata davvero con cura e un bellissimo prato pieno di muschio sul davanti la incorniciava. Passeggiare su questo prato muschioso e morbido mi aveva fatto ritornare alla mente le escursioni nelle torbiere irlandesi infinite del Connemara.

Ripartiti sempre in leggera discesa abbiamo attraversato un primo ruscello e qualche metro dopo siamo entrati nel letto del rio Sclusons da dove partiva il sentiero CAI 840 procedevamo attraversando il ruscello innumerevoli volte, sempre saltellando su sassi che sembravano posti lì apposta per farci attraversare l’acqua senza bagnarci.Il paesaggio era come piace a noi molto selvaggio in più il sole iniziava a scendere, regalandoci colori dorati sulle cime in alto.

Dopo aver raggiunto con vari saliscendi più o meno ripidi forcella Sclusons, le salite erano finite adesso dovevamo solamente scendere e attraversare con attenzione qualche tratto franato ma non difficile, per poi arrivare al torrente Sclusons, dove una bellissima cascata rendeva magico e speciale il posto.

Proseguendo lungo il torrente e attraverando una stretta passerella ci siamo ritrovati ad attraversare un bel praticello, alla fine del quale ci immettevamo sulla pista che da San Francesco porta in Forchia Armentaria, malga Amula e continuando arriva fino ad Alesso. Ovviamente noi siamo andati dalla parte opposta, verso San Francesco più precisamente verso il borgo Selez, ormai la nostra escursione volgeva verso la sua parte finale e negli ultimi metri prima di arrivare all’auto l’imponente monte Verzegnis ci osservava dall’alto mostrandosi con il suo vestito bianco illuminato da una spettacolare Luna.

Il fumo usciva dai camini regalando al vento un’ aroma acre di legna facendoci rammentare le serate passate in compagnia attorno al fuoco, in cielo le stelle e la Luna splendevano evidenziando i contorni dei monti, al nostro fianco il mantra continuo del torrente Arzino e due amici con lo zaino camminavano sul bordo della strada, diretti alla prima osteria per festeggiare la spettacolare giornata appena trascorsa assieme in questo luogo incantato. Il monte Flagjel sopra di noi nel frattempo se la rideva, in cuor suo sapeva che assieme a suo fratello maggiore il Cuar ci aveva regalato emozioni uguali se non più intense delle montagne più grandi e rinomate. Il Cuar è un posto speciale per me, negli anni l’ho salito da tutti i suoi versanti, di giorno e di notte, con il sole, la pioggia e la neve, un paio di volte anche in mtb. Sono entrato nelle sue viscere esplorando la “risorgiva di Eolo” una bellissima grotta posta sopra l’abitato di Avasinis. Seduti al caldo dell’osteria con un bicchiere di rosso in mano, guardiamo dalla finestra i profili dei monti che ci contornano e continuiamo a sognare e fantasticare…

Cartina tabacco 020

Redatto con cura ed amore da Ivan Ursella

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