Monte Auda e la sua storia : uscita del 24/05/20

Redatto con cura da Ivan Ursella

a sinistra il cret di Forcja, a destra la cresta che porta alla cima del monte Auda

Le previsione meteo erano ottime, lo dimostrava un cielo blu cobalto che ci dava la sicurezza che saremmo riusciti a portare a termine l’escursione che avevamo in mente. Il ritrovo era alle 6 nel cortile di casa mia, ovviamente e come al solito, un quarto d’ora prima stavamo già beatamente parlando mentre caricavamo in auto gli zaini. Finalmente in auto, anzi in due auto visto che non essendo parenti  il decreto ci obbligava a non essere più di due persone per veicolo. Lungo la strada abbiamo mantenuto un’andatura si può dire da crociera, non correvamo anzi andavamo ben al di sotto del limite consentito, probabilmente perché volevamo gustarci la natura attorno e cogliere l’attimo quando il nuovo giorno si impone sulla notte e percepire in quell’attimo di silenzio il fremito della natura e degli animali verso la forza del nuovo giorno.Parcheggiare sul Passo Rest dopo aver attraversato paesi e valli e aver visto l’alba, era come se avessimo fatto un viaggio onirico, ma appena usciti dal torpore dell’abitacolo ci siamo subito resi conto che la temperatura era una decina di gradi più bassa rispetto a quando eravamo partiti. Il cielo non era più blu cobalto, ma dei grossi e bassi nuvoloni lo attraversavano, un vento gelido e fastidioso cercava di insinuarsi tra i vestiti, tanto da indurci a indossare le giacche.

Il meteo era drasticamente cambiato, non avevamo più la certezza di riuscire a portare a termine quello che avevamo in mente, però nulla ci avrebbe vietato almeno di provarci. Tra uno sguardo al cielo e una folata di vento ci siamo avviati lungo la carrareccia per la malga Rest. Man mano che ci alzavamo alle nostre spalle in lontananza apparivano le torri delle Dolomiti friulane, e più vicino a noi la mole del Frascola, del Tamaruz, del Gjavon, del Cretò, della Costa di Paladin e giù in fondo nel piano Tramonti di Sopra. Abbracciati da questo contorno varcavamo il portone di malga Rest, questa stà riprendendo il suo antico splendore grazie a degli interventi di restauro da parte di volontari Tramontini.

Ripreso il sentiero ci siamo alzati di qualche metro per poi traversare gli enormi prati inclinati del Rest e dirigerci verso casera della Forchia lungo il sentiero Ursula Nagel. Per comodo e bel sentiero nel bosco abbiamo raggiunto la casera. Il vento aveva cessato di soffiare i nuvoloni erano spariti, lasciando il posto a un nuovo cielo blu cobalto e a un sole splendente. In casera della Forchia una sosta era d’obbligo il luogo era davvero spettacolare, a nord spicca i Cret di Forchia e l’inizio della cresta del monte Auda, la nostra meta, di fronte alla casera invece la bellissima cima del Valcalda con su un suo fianco la bella casera Sopareit.

Mettendosi di fronte a ciò che rimane della casera e alzando lo sguardo verso il cret di Forchia e l’inizio della cresta dell’ Auda, si nota una forcella che bisogna raggiungere per poi salire il filo di cresta verso destra.  Il tratto dalla casera alla forcella è abbastanza ripido e faticoso con scarse tracce di passaggio, anche se è abbastanza intuitivo chi avesse dei dubbi in questo tratto, sarebbe il momento giusto di tornare in dietro. Raggiunta la forcella abbiamo svoltato a destra cercando il punto migliore per salire sulla lunga cresta dell’ Auda, dopo pochi metri ci siamo ritrovati in mezzo a una folta mugaia, se da un lato i mughi ci allungavano i loro rami per aiutarci a salire, dall’altro ci tiravano dei sonori ceffoni in faccia. Il pino mugo essendo sempre da solo in mezzo ai suoi simili, quando arriva qualcuno si diverte a scherzare con lui, frustandolo, oppure pungendolo con i suoi aghi, oppure se ci cammina sopra questi lo fa dondolare. Dove i pini mughi erano troppo invadenti, con un seghetto ci aprivamo un po’ di strada, ma poco per non deturpare la zona selvaggia che merita rispetto, visto che i maggiori frequentatori della zona hanno quattro zampe e non due come noi. Continuando per il filo di cresta alle volte esposto da ambo i lati e sempre in mezzo a fitti mughi, abbiamo attraversato e salito tre elevazioni o cimette prima di arrivare sull’aerea solitaria e selvaggia cima dell’ Auda.

Dalla cima il panorama 360’ era grandioso, dalle Dolomiti Friulane alle Prealpi Carniche e Giulie e poi giù fino al mare e al golfo di Trieste. Uno spettacolo bellissimo da una cima minore ingiustamente snobbata da tutti. Per rendere omaggio alla cima dell’ Auda abbiamo affettato una pitina sull’ometto di vetta bagnandoci il gozzo con dell’ottimo cabernet.

Mentre ci stavamo rilassando sulla cima, guardando spesso il percorso sinuoso del Tagliamento a valle, ho voluto raccontare ai miei compagni cos’era successo verso alla fine del ‘600 in un versante dell’ Auda e più precisamente nel versante nord sopra Caprizzi. Il 15 agosto 1692 dopo un periodo di intense piogge, una frana partita dal monte Auda seppellì il paese di Borta o Buarta e con esso quasi tutti gli abitanti, tranne due persone fuori per lavoro. Oltre ad aver seppellito il paese la frana ostruì il letto del Tagliamento facendo formare a monte un lago che durò circa un secolo. Questo sbarramento sotto la pressione dell’acqua e delle intense piogge non resse e si ruppe lasciando defluire a valle fango e detriti per circa un centinaio di chilometri chiudendo per sempre uno dei alvei in cui il Tagliamento scorreva in pianura. Dopo il mio racconto siamo ripartiti per lo stesso sentiero fatto qualche ora prima, ricominciando la lotta contro i mughi. Ritornati alla casera della Forchia un’altra pausa era d’obbligo visto la bellezza del luogo, girando tra le pietre della casera Roberto ha visto qualcosa luccicare, dopo un piccolo scavo ha estratto una bottiglia di birra Cappellari Padova ancora integra, abbiamo fatto una breve ricerca e abbiamo scoperto che era un birrificio aperto nel 1890 e ceduto nel 1916.

Un bellissimo ricordo di questa magnifica giornata da custodire gelosamente. 

Cartina tabacco 028 

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