Sentiero attrezzato “Dal Tramuntin”

Uscita del 10/10/20

Spinti da una forte curiosità e ben sapendo che non saremmo rimasti delusi della scelta per l’escursione odierna, attraversavamo l’abitato di Tramonti di Sopra continuando poi a salire verso il Passo Rest, prestando attenzione per individuare una tabella segnaletica con su scritto ferrata “dal Tramuntin”. Sulla destra poco dopo l’ennesimo tornante individuavamo la tabella segnaletica indicante la nostra  via, proprio di fronte a un piccolo e abbastanza comodo parcheggio che avrebbe ospitato la nostra auto. La giornata prometteva bene, un bel cielo blu e senza nuvole era di buon auspicio, quindi con la mercanzia in spalla ci avviavamo lungo il  sentiero entrando nel regno dei “ragni di Masarach”, i forti alpinisti che negli anni hanno tracciato numerose vie per arrampicata sportiva sul monte Rest e in altre montagne del Friuli. Con queste credenziali eravamo più che sicuri che non saremmo rimasti delusi della nostra escursione o forse è più appropriato con il senno di poi definirla avventura. Già dai primi metri di sentiero si intuiva cosa ci avrebbe aspettato poi per tutto l’itinerario, non c’era un sentiero CAI si procedeva per tracce, seguendo dei bollini rossi sbiaditi, alle volte nascosti, qualche volta dei tagli sugli alberi ci indicano la via, quindi massima “Attenzione”, Orientamento e sapersi muovere in terreni impervi e rovinosi, saranno basilari per il divertimento su questa via. Continuavamo a salire sempre più ripidamente nel fitto bosco di pini, per uscirne poi all’altezza di una comoda e molto panoramica cengia.

In questo tratto una prima sosta fotografica verso la piana di Tramonti di Sopra e i monti attorno era d’obbligo, in più circa a metà cengia un bellissimo esemplare di salice retuso attirava la nostra attenzione, sembrava che le sue radici spuntassero dalla roccia verticale.

Terminato di percorrere la cengia, il percorso si faceva più ripido comunque sempre aiutati dai radi bolli, non avevamo difficoltà nel proseguire. Dopo essere passati sotto a numerose vie di roccia e vertiginose pareti verticali, li sentiero passava a fianco di un canalone attrezzato. In questo punto essendo un tratto di sentiero in piano,  ci veniva quasi spontaneo di proseguire attraversando il canalone, ma ci era bastato fermarci un attimo a osservare la salita del canalone con i suoi spit, per individuare un bollo rosso sbiadito in alto sulla sinistra.

Quindi ritornati pochi metri sui nostri passi riprendevamo a salire seguendo i provvidenziali segni. In pochi minuti eravamo all’attacco del tratto attrezzato, indossato l’imbrago, il casco e agganciato il moschettone. Siamo partiti colmi di entusiasmo, man mano che salivamo la parete diventava sempre più verticale, la roccia era ottima e ci offriva molti appoggi e appigli per proseguire in divertente arrampicata, sapevamo di un passaggio di circa 3 metri un po’ impegnativo classificato di V° ma con calma ne uscivamo senza problemi. Usciti da questo passaggio ricominciava una divertente arrampicata e ogni volta che era possibile ci fermavamo per guardarci attorno oppure per dare un’ occhiata al vuoto sotto di noi. Le mani erano aggrappate alla roccia gli scarponi appoggiati su uno sperone, lo sguardo si alzava verso l’alto seguendo il filo d’acciaio fin dove era visibile e mentalmente ci si immaginava di lì a poco transitare legati a quel filo e aggrappati alle rocce. Poi lo sguardo si abbassava guardando le mani aggrappate all’appiglio, girando poi la testa prima da un lato e poi dall’altro per osservare le cime e quello che c’era alle nostre spalle, se l’appoggio dei piedi era buono, si lasciava la presa di una  mano di modo che, si riuscisse a girarsi ulteriormente all’indietro. Dopo aver osservato le cime e lo spazio alle nostre spalle, non si poteva esimersi dal guardare verso il basso, e percepire tutto il vuoto che avevamo sotto i piedi. “E’ in questi attimi che si percepisce la totale verticalità e il silenzio del vuoto, ma soprattutto di quanto è piccolo e vulnerabile l’uomo. Si viene pervasi da una forte sensazione che non si vorrebbe essere da nessun altra parte se non lì appesi alle rocce con le braccia stanche, la schiena bagnata dal sudore e uno zaino sulle spalle. Il tempo sembra fermarsi facendoci assaporare questa forte emozione. Solamente quando il tallone inizia a tremare ci si risveglia da questa specie di torpore e di istinto si riprende con le mani l’appiglio lasciato e si continua a salire”.

Poco prima dell’uscita finale, in un traverso di qualche metro, il cavo era tranciato da chiodo a chiodo, comunque qualcuno prima di noi aveva lasciato un cordino come piccolo raccordo per poter passare in sicurezza. Salendo ancora qualche metro, sotto un’enorme parete verticale in vista di un bel ciclamino, finiva il tratto attrezzato. Da qui in poi, sapevamo che sarebbe iniziato il tratto più impegnativo dal punto di vista dell’orientamento, iniziava infatti il tratto alpinistico, quindi reperire i bolli sbiaditi rossi era rassicurante almeno dal punto di vista  dell’orientamento. Ripidissimi tratti erbosi, salti da risalire (alcuni attrezzati con cavi o catene), e rocce alle volte molto umide, richiedevano molta attenzione anche perché scivolare non sarebbe stato molto simpatico vista la ripidità e la pendenza dietro di noi. Il luogo attorno era di una bellezza sconcertante, oserei dire incontaminato, rimanendo soli e in silenzio si aveva la netta sensazione di entrare in contatto intimo con la natura, davvero una bellissima quanto strana sensazione.

In ultimo siamo entrati in una fiabesca faggeta, sempre seguendo i bolli i pensieri volavano alla bellezza della salita appena compiuta. Continuando a salire iniziavamo a intravedere alla nostra sinistra i prati del monte Rest, segno che eravamo vicini alla nostra meta. Usciti dal bosco ed entrati nei prati sommitali, davanti a noi apparve la casera del monte Rest, che stranamente pullulava di gente. Volevamo salire in cima, però eravamo pervasi dalla tentazione di andare in casera, cedendo alla tentazione ci siamo incamminati verso le persone e mai scelta fu più azzeccata, visto che in casera stavano facendo la festa di fine estate.  Quando ci videro arrivare ci fecero entrare in mezzo ai festeggiamenti anche noi. Vere persone speciali di Tramonti e dei paesi attorno ci diedero il benvenuto, offrendoci da bere e da mangiare quello che avevano per metterci a nostro agio e renderci partecipi. Nel mentre una fitta nebbia scendeva coprendo tutte le bellezze attorno, ma noi tre avevamo ancora una cosa da fare, dovevamo salire in cima al monte Rest, per ringraziarlo di averci porto un suo bellissimo e poco frequentato fianco per farci salire.

Raggiunta la cima immersa tra la nebbia  un forte e gelido vento ci consigliava di ritornare a valle, ascoltandolo siamo ritornati sui nostri passi ripassando per la casera, prendendo poi la carrareccia che ci avrebbe portato al passo Rest dove avevamo lasciato la seconda auto. Dovevamo scendere, recuperare l’altra auto e fermarci a Tramonti dove sapevamo che ci aspettavano gli amici tramontini, di conseguenza sapevamo il prospettarsi di una serata impegnativa in osteria…

 E così fu…

Cartina Tabacco 028

Dimenticavo di aggiungere: quando siamo arrivati alla malga Rest, Renato Miniutti assieme a Loris Facchin, ottimi conoscitori della zona, ci hanno accolto mettendoci subito a nostro agio, vedendo i caschi appesi agli zaini ci raccontarono vari aneddoti sulla storia della via “dal Tramuntin”, ci dissero per esempio: che un tempo certi, ma solo certi cacciatori scendevano da quella via, e che in un punto un pino era così attaccato ad un salto roccioso, che il cacciatore con un balzo afferrava il tronco e scendeva reggendosi ai rami. Da questo era chiamata la “via del pino” o meglio “via del pin”. E’ sempre interessante la provenienza dei nomi delle cose.

ATTENZIONE per chi decidesse di salire per la via “dal Tramuntin” è un sentiero poco frequentato, quindi ribadisco occhio ai segni e all’orientamento, è molto faticoso, in certi tratti la roccia è umida, sull’erba ripidissima si scivola e in più ci sono le zecche… Gli amanti come me del genere troveranno questa via molto molto bella e appagante.

Redatto da Ivan Ursella

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