Passeggiando nel FVG

Dal Pian di Cea al monte Dosaip e rientro per il Canal Piccolo di Meduna

Luglio 2019

L’idea di quest’escursione era nata dopo un breve scambio di messaggi con Roberto, erano uscite altre mete ma l’attenzione prevaleva sul Dosaip, soprattutto in me, perché avrei avuto l’occasione di riattraversare tutto il Canal Piccolo di Meduna fino al lago del Ciul. Mi premeva attraversare il selvaggio Canal Piccolo assieme a Roberto, perché volevo lo vedesse e soprattutto volevo sentire il suo stupore nell’attraversare quelle zone impervie e dimenticate. Roberto accettò senza remore questa mia proposta, cavoli pensavo che gran giro questa volta, partire da Lesis salire sul monte Dosaip e scendere al lago del Ciul, tutto in una giornata. Adesso che avevo il sì del compagno di escursione, non mi restava che organizzare le auto per gli spostamenti, così venerdì sera mi feci accompagnare al lago del Ciul, lasciando la mia auto poco dopo l’uscita della seconda angusta galleria e poco prima della diga. Prima delle  cinque Roberto era sul cancello di casa mia, Maya, Stella e Full i miei tre cani lo accolsero scodinzolando, ormai lo riconoscevano e sapevano che abbaiare sarebbe stato inutile. Caricati scarponi e zaino siamo partiti alla volta di Claut nella Val Cellina, arrivati nei pressi di Pinzano tantissimi merli maschi erano indaffarati nella ricerca di cibo da portare ognuno nel proprio nido, sicuramente ad attenderli c’erano dei famelici e insaziabili piccoli merletti. L’attimo era accompagnato dal loro sublime e melodico canto tanto che ci indusse ad aprire i finestrini, io e Roberto eravamo per metà ancora seduti sul braccio di Morfeo e questo dolce canto rendeva difficoltoso lo stacco dal poderoso abbraccio del sonno mattutino. Raggiunto e attraversato Claut, siamo arrivati a Lesis e continuato fino al parcheggio al Pian de Cea dove abbiamo parcheggiato. Nel parcheggio non c’era nessuno, eravamo i primi della giornata, una bella atmosfera di silenzio e solitudine ci abbracciava e ci faceva sentire la sua presenza. Un timido sole di tanto in tanto usciva, facendosi vedere spostando lievemente le sue bianche coperte. Nel tardo pomeriggio avevano previsto temporali, dovevamo muoverci, il temporale non avrebbe dovuto sorprenderci se non nel Canal Piccolo, se ci avesse sorpreso prima, sarebbe stato  troppo rischioso per via della ripida morfologia del terreno. Dal pian di Cea siamo entrati nel letto del torrente in secca prendendo il sentiero CAI 376, guidati da sparuti omini abbiamo continuato a risalire per qualche chilometro attraversando le Grave di Giere e approdare dopo altri svariati chilometri alla bellissimo ricovero casera Podestine. Una sosta nella bellissima casera era d’obbligo, restaurata con cura e con tutto quello che potrebbe servire per un bivacco, io e Roberto sull’uscio guardavamo il tragitto in mezzo al torrente appena compiuto, guardavamo i sassi, piccoli, grandi e ancora più grandi, tutti fatti rotolare giù a valle dalla forza dell’acqua. Eravamo attorniati da stupende cime che però le nuvole probabilmente gelose della loro bellezza, cercavano di nasconderle alla nostra vista, regalandoci così dei scenari surreali e incantati. 

Ripreso il commino, qualche minuto dopo abbiamo abbandonato il sentiero 376 diretto alla forcella delle Pregoane, per prendere a destra il sentiero 398, qui un escursionista solitario, Michele el Nini di Tramonti di Sopra, ci raggiuse e dopo sentita la nostra intenzione di salire sul Dosaip, si unì a noi rallegrando la comitiva. Il sentiero ci fece salire ripidamente un bel bosco di faggio, per poi attraversare un piacevole pianoro boscato dove in un angolo alla nostra sinistra si intravedevano gli ormai esili resti della casera Parùt. In breve tempo eravamo usciti dal bosco, adesso ci toccava attraversare svariati canali di scolo, qualcuno con acqua, qualcuno asciutto, qualcuno ripido e friabile, sempre e comunque in un ambiente selvaggio ma pieno di fascino. Stavamo transitando alla base delle Caserine Basse, alzavamo spesso la testa con riverenza per scrutarne la sua frastagliata cresta. Il sentiero ben marcato e segnalato, ci condusse al ripiano dove un po’ più in basso sorgeva la minuscola ma bellissima Casera di Caserata. Roberto correva da un fiore all’altro, da un giglio all’altro con la macchina fotografica in mano, i colori dei fiori punteggiavano il verde del prato di tutte le tonalità e un profumo intenso dava un tocco magico a questa stupenda opera d’arte della natura. Il sole in alto irradiava i suoi raggi caldi verso di noi, posandosi dolcemente sulle piante facendole sussultare e sciogliersi in un turbinio di colori e di profumi che ci avvolgevano donandoci gioia e tranquillità. Un attimo di pace si era impadronito di noi, obbligandoci a una pausa per assaporare il tutto caricandoci di energia positiva. Ripartiti verso la vicina forcella di Caserata, il sentiero non più ufficiale per il Dosaip partiva sulla destra, dei provvidenziali bolli rossi ben disposti qua e là sugli alberi, ci guidarono in salita ad attraversare un altro bel bosco, facendoci poi uscire nei pressi di un umida selletta, dove sulla sinistra stavano adagiati in rassegnato silenzio i resti della casera Dosaip. In questa zona regnavano piante a foglia larga alte 60/ 70 centimetri, ben presto ci eravamo ritrovati madidi d’acqua fin sopra le ginocchia, dovevamo attraversare tutto il pianoro, dirigendoci verso l’alto parallelamente alla Costa de Pu sulla sinistra. Arrivati al punto più alto, non potevamo credere ai nostri occhi, eravamo sul bordo del Ciadin di Dosaip, da dove eravamo ci sembrava di essere sul bordo di un enorme cratere, tutti e tre eravamo senza parole di fronte a questo enorme catino racchiuso e protetto dalle cime circostanti. Sul fondo dei camosci brucavano l’erba, qua e là chiazze di neve, poi fiori tantissimi fiori e sopra le cime a proteggere e racchiudere in un abbraccio questo giardino dell’eden. Abbiamo iniziato a scendere al suo interno non arrivando al fondo, ma attraversando il ripido pendio sulla sinistra cercando di rimanere in equilibrio e non scivolare verso il basso. Aggirato un alto roccione siamo entrati nel ripido canalino finale che a gradoni e roccette ci fece sbucare in cima. Grande soddisfazione per entrambi, prima delle strette di mano, ci siamo guardati in torno da tutti i lati, la vista era rapita da grandi cime, quasi tutte decorate da delle basse nuvole che cercavano di occultarle. Michele el Nini ruppe il silenzio uscendosene con una perla di saggezza: “guardate qua in che magnifico posto viviamo”. Non serviva aggiungere altro, eravamo tutti e tre d’accordo su quest’affermazione. Per un attimo le nuvole si diradarono, permettendoci di scrutare la vertiginosa parete del Dosaip che sotto di noi cala a picco sul Canal Piccolo di Meduna. Dopo una bella sosta siamo ridiscesi ripercorrendo le tracce lasciate all’andata, non prima di aver dato un ultimo sguardo alle strane forme che assumevano le nuvole, sembravano delle matrone che ce la mettevano tutta per sfoggiare i loro vestiti e farsi notare. Attraversato con attenzione il pendio del ciadin e risalito il lato opposto, siamo scesi abbastanza velocemente ridendo e scherzando, fino in forcella di Caserata, qui  abbiamo salutato Michele che sarebbe rientrato dallo stesso sentiero di salita, per me e per Roberto invece era ancora lunga, dovevamo entrare e attraversare tutto il Canal Piccolo di Meduna e arrivare al lago del Ciul. L’ attraversata del Canal Piccolo, anche se la conoscevo per averla già percorsa in passato non mi deluse, anzi varie sorprese ci attendevano, ciuffi di rododendri fioriti che facevano da contorno a ciuffi di stelle alpine osservati dall’alto da dei magnifici raponzoli di roccia per esempio, oppure animali rimasti a bocca aperta nel vederci passare nei loro luoghi. Una bella vipera passò tra le mie gambe e per salutarmi iniziò a fischiettare, che momenti magici. Questo era il Canal Piccolo di Meduna, un passo dopo l’altro e ancora un passo dopo l’altro ci avvicinavamo così alla fine della nostra escursione. Guardavo Roberto era sicuramente stanco anche lui, era da molte ore e da molti chilometri che camminavamo, però il suo sguardo colmo di stupore era illuminato da uno splendido sorriso, praticamente come si dice gli ridevano anche gli occhi, questo per me era il più bel regalo, averlo portato in questo luogo a me particolarmente caro e vederlo entusiasta e felice. Attraversata la diga, eravamo in vista dell’auto quando si alzò il vento, il cielo si chiuse ancora di più e un lampo incendiò il cielo, ci fu un attimo di silenzio, quel silenzio sinistro che precede la tempesta, poi dal cielo iniziarono a scendere delle grosse gocce d’acqua che ci consigliarono di correre all’auto, infine arrivò anche il tuono e… 

                                                                                                            ATTENZIONE quest’escursione così come l’abbiamo fatta noi è molto lunga, un ottimo punto d’appoggio è il rifugio casera di Caserata, così da pensare di dividere in due giornate questo magnifico percorso.

Cartina Tabacco 021 e 028 

redatto da ivan ursella con passione

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