Passeggiando nel FVG

Subit, Monte Nagrad, tra fate, folletti e…

Uscita del 26/02/21

Avendo la fortuna di abitare in una regione dal punto di vista paesaggistico speciale, molte volte si viene colti dall’imbarazzo della scelta, su quale luogo dove andare a passeggiare. Capita sovente anche di avere deciso una meta da giorni e poi all’ultimo minuto cambiare destinazione senza una precisa ragione, probabilmente per un qualche fenomeno ancestrale e alle volte inspiegabile cambiamo idea. Di luoghi da visitare e scoprire ce ne sono molti, frequentati oppure poco conosciuti, fortunatamente abbiamo l’imbarazzo della scelta, basta essere consapevoli che la costante predominante rimane comunque la fantasia e la curiosità di scoprire sempre e costantemente posti e cose nuove. Per fare questo ci sono due modi: il primo la letteratura regionale, il secondo ma sicuramente non meno importante è porsi in ascolto di chi in questi luoghi ci è vissuto a lungo, anziani e cacciatori in primis. Quando mi capita di incontrare qualche anziano mi metto in ascolto per cercare di assorbire parte della sua conoscenza sul luogo che in futuro andrò a visitare. Solitamente bastano poche frasi per fare in modo che la persona davanti a noi si apra felicemente, e inizi a raccontarci di quando era giovane ripercorrendo i suoi ricordi vissuti, ed è lì che bisogna concentrarsi per aumentare e placare la nostra sete di conoscenza. Con questi preamboli ma soprattutto con poche ore di luce a disposizione la nostra escursione parte non molto lontano da casa. Io e la mia compagna di vita nonché moglie parcheggiamo l’auto accanto alla chiesa di Subit che sono più o meno le 15, prendiamo gli zaini e ci avviamo sul bel sentiero denominato dei Folletti. In leggera salita prima, per mulattiera poi per un bel e curato sentiero attraversiamo un bosco ricco di ogni specie di albero, fiori e piante decorati da una precisa descrizione botanica ed erboristica. Usciti dal bosco intersechiamo una strada sterrata, notiamo alla nostra sinistra un paletto con delle indicazioni, proseguendo dritti saremmo andati verso il m. Jauar, il m. Namlen, m. Cripia ecc. praticamente le Zuffine, invece salendo a sinistra per un bel prato avremmo fatto la panoramica delle cime.Non volendo camminare sulla carrareccia abbiamo scelto la seconda opzione, ritrovandoci così ad attraversare il prato in salita, dopo qualche leggero saliscendi, ci siamo ritrovati sul picco del Pčau dove hanno posizionato un’enorme croce che si illumina la notte. Da questo punto la vista non avendo interferenze montuose d’avanti spaziava su tutta la pianura fino al mare, era davvero suggestiva una visuale del genere ad una quota così bassa: una sosta ovviamente seduti su una pietra era d’obbligo.Riprendiamo il ben segnalato e curato sentiero verso ovest il quale con altri piccoli saliscendi ci ha portato nel punto dove inizia la cresta del Nagrad, in questo punto un’inaspettata finestra verso nord ci ha fatto spaziare con lo sguardo sulle Prealpi e Alpi Giulie, dal Cuarnan al Canin e oltre. Con una visuale del genere negli occhi, non avevamo molta voglia di riprendere il sentiero che da questo punto si sarebbe abbassato per ritornare a Subit chiudendo l’anello.Così di comune accordo abbiamo abbandonato il sentiero seguendo a vista il filo di cresta alla nostra destra, alle volte esposto sui dirupi a nord evitabili comunque abbassandosi sul versante sud, in questo tratto non c’era più il comodo sentiero curato e segnalato, anzi non c’era proprio NIENTE, quindi se non si è abituati ad avventurarsi fuori dai sentieri è più saggio lasciare perdere.Anche per l’attraversata della piccola cresta, non sono mancati i continui anche se leggeri saliscendi, tracce di passaggio praticamente nessuna, tranne qualche raro segno lasciato da qualche cacciatore. Raggiunta l’ultima cima, nonché la più elevata, potevamo dire di essere arrivati sul Nagrad, la visuale purtroppo era un po’ coperta dalla vegetazione, comunque non ci impediva di dare almeno un’occhiata verso le Zuffine.La pausa sul m. Nagrad era stata breve, perché volevamo ritornare sul picco del Pčau dove sorgeva la grande croce per assistere al tramonto. Velocemente siamo ritornati sui nostri passi e abbiamo ripercorso il sentiero all’indietro, per poi sederci dopo poco e con il fiatone sulle pietre pochi minuti prima che il sole tramontasse. In pochi minuti il sole ci aveva fatto vedere tutte le tonalità dei suoi colori appoggiarsi sui paesi e sulla natura, anche gli uccelli avevano smesso di cantare e gli altri animali si erano ammutoliti entrando nelle loro tane, tutto si stava fermando per dare il benvenuto agli spiriti notturni e alla notte. Le prime luci iniziavano ad accendersi nella valle, il fumo usciva dai camini, ma era il silenzio che ci avvolgeva a rendere tutto incantato, la sensazione era di essere in un mondo ovattato. Ripreso il nostro sentiero, con gli ultimi barlumi di luce entravamo a Subit dove una simpatica signora vestita di azzurro (forse l’unica anima della frazione) che ci aveva visto partire al pomeriggio ci stava attendendo, preoccupata per il nostro tardo rientro.La nostra escursione stava volgendo verso il termine, non prima però di aver ascoltato le storie della signora di Subit con un accento insolito, storie di boschi, animali, folletti, streghe e Agane. Una tra le tante che ci ha colpito è stata quella che tutti i bambini dovevano e devono ritornare a casa prima che le campane suonino l’Ave Maria, per evitare il rischio di essere rapiti e consegnati alle streghe senza fare poi più rientro a casa.

Ovviamente mentre ce la stava raccontando le campane iniziarono a suonare l’Ave Maria e tra un rintocco e l’altro dal bosco provenivano rumori come di foglie calpestate. Ci siamo voltati subito verso il bosco in silenzio stando in ascolto per percepire ogni minimo rumore, con nostra sorpresa in quell’istante una bellissima quanto grande luna piena fece capolino da sopra gli alberi, aggiungendo un altro tocco di magia alla situazione che si era creata.

Quando ci siamo voltati di nuovo verso la gentile signora questa non c’era più, con nostro grande stupore al suo posto c’era un bellissimo gatto dagli occhi gialli che ci stava fissando, pronto a fare le fusa in cambio delle nostre carezze.

Scritto da Ivan Ursella

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